(troppo vecchio per rispondere)
Professionista esente e vendita beni
Selene
2004-10-21 10:11:03 UTC
Un professionista (medico) con prorata al 100% vende i suoi beni per i quali
non ha detratto l'iva. La fattura va emessa ai sensi
dell'art...............?


Ciao e grazie
FM ©
2004-10-21 09:40:06 UTC
Post by Selene
Un professionista (medico) con prorata al 100% vende i suoi beni per i quali
non ha detratto l'iva. La fattura va emessa ai sensi
dell'art...............?
La fattura va emessa sempre ai sensi dell'art. 21 (come tutte)

Il titolo di esenzione è l'art. 10, 27 quinquies

Ciao
FM
Kodos
2004-10-21 12:27:43 UTC
"FM ©" ha scritto
Post by FM ©
Il titolo di esenzione è l'art. 10, 27 quinquies
Concordo e riporto il seguente articolo a conferma della tesi sopra esposta.
Saluti, Kodos.


La vendita dei beni strumentali: criteri di fatturazione ai fini IVA.

L'art. 13, parte B, lettera c), della sesta Direttiva CEE disponeva
specificatamente: "....... gli Stati esonerano : (....) c) le forniture di
beni destinati esclusivamente ad un'attività esentata a norma del presente
articolo (...) ove questi beni non abbiano formato oggetto di un diritto a
deduzione, e le forniture di beni il cui acquisto o la cui destinazione
erano stati esclusi dal diritto alla deduzione conformemente alle
disposizioni dell'art. 17, paragrafo 6;".

La Direttiva fissa quindi un principio fondamentale: un bene può essere
sottoposto ad I.V.A. una sola volta nel corso della sua vita . Rilevante
principio che è stato ripreso considerando il particolare assoggettamento ad
imposta dei beni mobili usati (DL 23.02.1995, n. 41).

Questa Direttiva doveva essere recepita dai vari Stati membri, entro il
31.12.1977. L'Italia l'ha recepita attraverso il decreto legislativo n. 313
del 2.09.1977, con decorrenza 1.1.1998, dopo aver subito una multa
conseguente ad una condanna pronunciata dalla Corte di Giustizia europea per
una causa in tema di esenzione da I.V.A. della vendita di un bene
strumentale da parte di un medico .

Il Ministero, pretendendo l'imposta anche da chi effettuava esclusivamente
operazioni esenti, ha ritenuto di dover commentare il citato principio,
assoluto ed inderogabile, con la circolare n. 328/E del 24.12.1997 che aveva
il compito di chiarire le variazioni normative apportate al decreto I.V.A.
dal decreto legislativo 2.09.1997, n. 313 .

Nella citata circolare, al punto "1.1.2 - Cessioni di beni acquistati senza
diritto alla detrazione totale dell'imposta", si legge quanto segue :

"Attesa la finalità equitativa insita nel citato art. 10 n. 27-quinquies) si
è ritenuto di estendere il trattamento di esenzione a tutte le cessioni di
beni il cui acquisto non dà luogo a detrazione alcuna, in relazione alle
norme di cui agli articoli 19, 19bis1 e 19bis2 del Dpr n. 633, come
modificato dal Dlgs n. 313 del 1997. Non essendo richiamata anche l'
indetraibilità derivante dall'opzione esercitata ai sensi dell'art. 36bis
del Dpr n. 633 del 1972, la cessione di detti beni non fruisce del
temperamento introdotto dal citato n. 27-quinquies) dell'art. 10."

Il che sta a significare che gli Agenti di Assicurazione, i medici e tutti
quei soggetti d'imposta (I.V.A.) che effettuano esclusivamente operazioni
esenti e che hanno effettuato l'opzione di cui all'art. 36bis del decreto
I.V.A., se cedono dei beni (ad esempio quelli strumentali), debbono
sottoporre detta cessione a I.V.A.

Questa interpretazione ministeriale non è assolutamente accettabile per
quattro ordini di motivi .

A) Il primo riguarda la portata generale del 2° comma dell'art. 19. Vi è
infatti da sottolineare che detta norma indica quali sono le condizioni di
detraibilità dell'I.V.A. a monte e, nel comma citato, afferma
specificatamente che "Non è detraibile l'imposta relativa all'acquisto o all
'importazione di beni e servizi afferenti operazioni esenti o comunque non
soggette ad imposta, salvo il disposto dell'art. 19bis2". Quindi si deve
dedurre che per tutti gli operatori che effettuano esclusivamente operazioni
esenti (vedi medici, agenti di assicurazione, ecc.), l'imposta su acquisti o
importazione di beni e servizi è assolutamente indetraibile.

Si tratta per questi soggetti di una indetraibilità connaturata alla loro
specifica attività che riguarda operazioni esenti dall'imposta ai sensi dell
'art. 10. E' accessorio che tali soggetti abbiano, nella maggior parte dei
casi, optato per le agevolazioni di cui all'art. 36bis che consente loro di
essere dispensati dall'obbligo di fatturazione e di registrazione delle sole
operazioni esenti da Iva. E' ancora del tutto accessorio che questa norma
imponga l'indetraibilità dell'imposta a monte: indetraibilità che non deriva
da una previsione specifica dell'articolo 36bis ma promana dal fatto,
rilevantissimo, che tali agevolazioni derivano al contribuente dall'aver
posto in essere operazioni esenti da I.V.A. .

B) Il secondo motivo trae origine dal fatto che l'interpretazione in esame
appare in aperto contrasto con quanto stabilito dall'art. 13, parte B,
lettera c), della sesta Direttiva CEE sopra riportata.

Quindi, la condizione rilevante per l'esenzione è duplice:

a) che il bene sia stato destinato ad una attività esentata per cui non vi
sia stato diritto a deduzione

b) che la fornitura di beni il cui acquisto o la cui destinazione siano
stati esclusi dal diritto alla deduzione.

Ne deriva di conseguenza che, per i soggetti in analisi (agenti di
assicurazione, medici e simili) che svolgono esclusivamente operazioni
esenti da imposta, l'I.V.A. riveniente dalle spese sostenute nell'esercizio
dell'attività è totalmente indetraibile e, giusto il principio sopra
enunciato, l'eventuale cessione di beni deve essere considerata operazione
"esente".

C) Il terzo motivo rileva dal fatto che la valutazione ministeriale è
fortemente censurabile in quanto disattende la portata della sentenza della
Corte di Giustizia n. 45 del 25.06.1997, peraltro sollecitata da un medico
cui era stata contestata appunto la cessione esente di bene strumentale . Il
dispositivo della sentenza testualmente così conclude :"Alla luce di quanto
esposto occorre pertanto dichiarare che, avendo istituito e mantenendo in
vigore una normativa che non esenta dall'imposta sul valore aggiunto le
cessioni di beni che erano destinati esclusivamente all'esercizio di
un'attività esentata o in altro modo esclusi dal diritto a detrazione, la
Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dell'art. 13, parte B, lett. c), della sesta direttiva."

D) Da ultimo è nuovamente il caso di richiamare un altro principio
fondamentale che l'estensore della circolare in esame non ha tenuto conto e
cioè quello inerente la gerarchia delle norme. Infatti le norme nazionali,
laddove siano contrarie a quelle comunitarie, debbono essere disattese cioè
non occorre che un organo nazionale le definisca contrarie all'ordinamento
interno dello Stato, è sufficiente che il cittadino non le tenga in
considerazione o non le applichi. Questo fondamentale principio è ribadito
dall'esemplare sentenza della Corte Costituzionale n. 168 del 18.04.1991.
Questa rilevante giurisprudenza sui rapporti tra ordinamento interno ed
ordinamento comunitario, è stata progressivamente enunciata dalla suprema
Corte soprattutto a partire dalla sentenza n. 170 del 1984, che costituisce
un costante punto di riferimento della successiva elaborazione.

Un'importante associazione di categoria, nel Febbraio 1998, ha presentato
regolare istanza al Ministero affinché correggesse la propria errata
valutazione sull'argomento: a tutt'oggi, non si è ottenuta alcuna risposta
scritta ma nel corso del Convegno su temi fiscali, svoltosi nel maggio 1999
a Roma, il Dr. Carrabino, Dirigente Superiore del Ministero - Sezione I.V.A.
, ha avuto verbalmente modo di condividere le tesi dello SNA.

CONCLUSIONI

I contribuenti soggetti I.V.A., laddove acquistino beni la cui Imposta
I.V.A. risulta indetraibile per intero, nel caso in cui cedano a terzi detti
beni, debbono emettere fattura esente da I.V.A. ai sensi dell'art. 10, comma
27quinquies.

A maggior ragione, hanno tale inconfutabile diritto quei contribuenti che
effettuano esclusivamente operazioni esenti. Costoro infatti non possono
detrarre in modo assoluto l'I.V.A. su ogni altro acquisto o spesa.

ECCEZIONI

Gli Agenti di Assicurazione che effettuano "abitualmente" operazioni miste
(cioè esenti o imponibili), NON possono avvalersi del citato diritto poiché
recuperano, con il pro-rata, parte dell'I.V.A. sugli acquisti e spese.

In particolare per le autovetture, poiché l'art. 19-bis1, 1° comma, lettera
c), del decreto I.V.A., prevede la possibilità di detrarre per intero
l'I.V.A. sull'acquisto degli autoveicoli per gli agenti e rappresentanti di
commercio, si deve concludere che, l'eventuale cessione di dette auto, dovrà
essere sottoposta ad I.V.A. ad aliquota normale.

Gli Agenti di Assicurazione che effettuano "abitualmente" operazioni miste
sono coloro che hanno mandati a procacciare contratti per operazioni esenti
(assicurative, del credito, ecc.) e mandati a procacciare contratti per
operazioni sottoposte a I.V.A. (vendita di beni, di servizi, di leasing,
ecc.).

Ovviamente, tali soggetti, NON devono optare per le semplificazioni di cui
all'art. 36bis del decreto I.V.A., in quanto perderebbero la detraibilità
parziale dell'imposta.